Arte e Patrimonio

Il Cattedrale di Pisa, il capolavoro che cambiò il Medioevo

Cinque curiosità sulla cattedrale di Buscheto, simbolo del romanico pisano e della città

Di Tommaso Stefanini

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il cuore monumentale di Pisa. Se il Campanile è diventato il simbolo universale della città, il Duomo ne rappresenta l’anima più profonda. Progettato da Buscheto a partire dal 1063, è uno degli edifici medievali meglio conservati al mondo e una delle opere architettoniche più influenti dell’intero Medioevo europeo.

Quando ci si trova davanti alla sua facciata marmorea, con il susseguirsi di archi, colonne e logge che sembrano moltiplicarsi verso il cielo, si ha immediatamente la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di straordinario. La sua imponenza domina Piazza del Duomo – più nota come Piazza dei Miracoli – con una solennità tale da contendere la scena perfino alla celeberrima Torre Pendente.

Ma cosa rende davvero speciale questa cattedrale? Vediamo cinque curiosità che aiutano a comprendere perché il Duomo di Pisa abbia segnato una svolta nella storia dell’architettura.

Una visione satellitare di Pisa. Cerchiata si vede Piazza del Duomo.

Una posizione sorprendentemente decentrata

La prima curiosità riguarda la sua collocazione urbana. Se osserviamo la struttura della città medievale, il Duomo appare piuttosto decentrato rispetto al nucleo storico di Pisa.

La scelta, però, non fu affatto casuale. L’area individuata per la costruzione della cattedrale possedeva una straordinaria importanza strategica. Gli studi archeologici e le ricostruzioni del paesaggio medievale mostrano infatti come la piazza fosse ben visibile dalla linea di costa dell’epoca, che si trovava molto più arretrata rispetto a quella attuale.

Chi arrivava dal mare e imboccava il corso dell’Arno lungo la riva sinistra poteva già scorgere il complesso monumentale. La cattedrale diventava così una sorta di manifesto della potenza pisana: un monumento visibile ai mercanti, ai pellegrini e agli ambasciatori che raggiungevano una delle grandi repubbliche marinare del Mediterraneo.

Il Duomo non era quindi soltanto un edificio religioso, ma anche una dichiarazione politica e identitaria.

Le logge che definiscono il romanico pisano

L’elemento più caratteristico dell’esterno è probabilmente il celebre sistema di loggiati sovrapposti che anima la facciata. Queste piccole logge scandiscono ritmicamente l’intera struttura e costituiscono uno degli elementi distintivi del romanico pisano. Lo stesso motivo decorativo viene ripreso quasi identico nel Campanile e si ritrova in numerose chiese cittadine.

Basta osservare San Zeno o San Michele in Borgo per riconoscere immediatamente questa particolare cifra stilistica. Pisa sviluppa infatti un linguaggio architettonico riconoscibile e coerente, capace di diffondersi ben oltre i confini cittadini.

Esistono naturalmente alcune eccezioni. Santa Caterina, ad esempio, presenta logge più profonde e una sensibilità già aperta verso il gotico. Lo stesso vale per Santa Maria della Spina, il piccolo gioiello affacciato sull’Arno che mostra caratteristiche differenti rispetto alla tradizione romanica più classica.

Il Duomo rappresenta però il modello originario e più compiuto di questo linguaggio architettonico.

Il colonnato interno della cattedrale. Si nota sul fondo il catino absidale con il Cristo Pantocratore

Le colonne che stupiscono ancora oggi

Entrando all’interno della cattedrale, molti visitatori restano colpiti dal magnifico Cristo Pantocratore che domina il catino absidale. Eppure c’è un altro elemento che merita uguale attenzione: le colonne. Nel Medioevo era molto frequente il riutilizzo di materiali provenienti da edifici più antichi. Colonne e capitelli romani venivano spesso recuperati e reinseriti nelle nuove costruzioni.

A Pisa avviene qualcosa di diverso.

La grande cattedrale non si affida principalmente a materiali di spoglio, ma sceglie di produrre nuove colonne appositamente per il proprio edificio. Una decisione straordinaria per complessità tecnica e costi economici.

Le colonne principali sono realizzate in granito, mentre altre vengono scolpite utilizzando il marmo proveniente dai Monti Pisani, in particolare dall’area di San Giuliano. Il materiale veniva estratto, tagliato in conci e lavorato fino a ottenere elementi architettonici destinati specificamente alla cattedrale. Poi trasportato in loco e montato sul posto.

È un dettaglio che spesso passa inosservato, ma che racconta moltissimo delle risorse e delle ambizioni della Pisa dell’XI secolo.

La pianta della Cattedrale: si nota la struttura a cinque navate e il transetto ugualmente suddiviso in navate (tre)

Una scelta politica oltre che architettonica

Costruire una basilica di tali dimensioni utilizzando materiali pregiati comportava investimenti enormi. In storia dell’arte, quando una committenza affronta spese di questa portata, significa che dietro l’opera esiste un preciso programma culturale e politico. Nel caso del Duomo di Pisa questo programma è chiaramente leggibile.

L’arcivescovo Guido da Pavia guida una sede ecclesiastica di primaria importanza, mentre la città attraversa una fase di straordinaria espansione politica e commerciale. Pisa è generalmente vicina all’Impero, ma la cattedrale non guarda principalmente ai modelli imperiali tedeschi.

Il riferimento più evidente è invece Roma.

Le grandi basiliche paleocristiane romane erano edifici colonnati, monumentali e articolati in più navate. Non sorprende quindi che il Duomo di Pisa venga progettato come una basilica a cinque navate.

Una scelta di questo tipo non nasce per caso. Nel Medioevo l’architettura è un linguaggio e ogni elemento possiede un significato. Attraverso questa soluzione la Chiesa pisana rivendica il proprio legame con la tradizione romana e con il prestigio delle grandi basiliche dell’antichità cristiana.

Le colonne, dunque, non sono soltanto una soluzione strutturale: sono una dichiarazione ideologica.

Un dettaglio dell’alzato.

Un edificio che crea un nuovo linguaggio

La quinta curiosità riguarda la straordinaria modernità del progetto.

L’alzato si sviluppa su tre livelli e comprende una tribuna destinata a funzioni specifiche all’interno della liturgia medievale. La basilica presenta inoltre un grande transetto, a sua volta articolato in navate scandite da ulteriori file di colonne.

L’impressione complessiva è quella di una costruzione grandiosa e raffinata, caratterizzata da colori chiari e da una luminosità che amplifica la percezione dello spazio.

Ancora più interessante è la capacità di Buscheto di fondere tradizioni differenti. Nel Duomo convivono suggestioni provenienti dal mondo romano, dall’Impero, dall’Oriente bizantino e dall’architettura normanna. Alcuni elementi, come l’impiego dell’arco a sesto acuto in particolari zone dell’edificio, testimoniano una sorprendente apertura verso soluzioni innovative.

Il risultato finale non è una semplice somma di influenze, ma la nascita di qualcosa di completamente nuovo: il romanico pisano.

Un linguaggio architettonico originale, riconoscibile e destinato ad avere un’enorme fortuna. Le sue forme verranno imitate in Toscana, in Sardegna, in Corsica e in numerose aree del Mediterraneo. Pochi edifici medievali possono vantare un’influenza così vasta.

Cristo in trono tra la Vergine e San Giovanni Evangelista, Francesco da Pisa, Cimabue e maestranze bizantine, ca. 1302-1320, mosaico a tessere vitree e dorate, abside della Cattedrale di Santa Maria Assunta, Pisa.

Le decorazioni dell’interno

Naturalmente, parlare del Duomo di Pisa significa anche confrontarsi con alcuni dei suoi capolavori più celebri e studiati, sui quali esiste una bibliografia vastissima. Per completezza è impossibile non ricordare il magnifico mosaico absidale con il Cristo Pantocratore (più correttamente Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni) tra le più alte testimonianze dell’arte medievale italiana. Almeno il San Giovanni è realizzato da Cimabue. Lo sappiamo specificamente perché si tratta dell’unica opera documentata dell’artista, a cui risultano pagamenti nel 1301-1302. Il resto delle figure porta la firma di Francesco da Pisa e Vincino da Pistoia.

Sono da menzionare anche il celeberrimo pulpito di Giovanni Pisano, autentico vertice della scultura gotica europea, la monumentale lampada che la tradizione lega agli studi di Galileo Galilei sul pendolo e il ricchissimo apparato decorativo che nei secoli ha arricchito l’interno della cattedrale.

Merita inoltre una menzione il magnifico soffitto ligneo dorato di epoca medicea, realizzato dopo il devastante incendio del 1595 in sostituzione delle precedenti strutture medievali andate perdute nelle fiamme.

Si tratta di opere note anche al grande pubblico, spesso protagoniste di approfondimenti specifici, ma che contribuiscono in modo decisivo a fare del Duomo non soltanto un capolavoro architettonico, bensì uno straordinario scrigno d’arte capace di attraversare quasi un millennio di storia.

Pulpito del Duomo di Pisa, Giovanni Pisano, 1302-1310 (o 1302-1311 secondo parte della critica), marmo scolpito, navata centrale della Cattedrale di Santa Maria Assunta, Pisa.

Per questo il Duomo di Pisa non è soltanto uno dei monumenti più belli d’Italia. È una di quelle opere che segnano un’epoca, ridefiniscono il modo di costruire e dimostrano come l’arte possa diventare il simbolo stesso della grandezza di una città.

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