Arte e Patrimonio

Completato il restauro della Pala di Fiesole di Beato Angelico

Uno dei capolavori dell’Angelico recupera la propria leggibilità grazie a un intervento che sperimenta anche una nuova soluzione per la conservazione del supporto ligneo.

La Pala di Fiesole, una delle prime grandi opere di Beato Angelico, torna nella chiesa di San Domenico dopo un importante intervento di restauro sostenuto da Friends of Florence. Realizzata nei primi anni Venti del Quattrocento per il convento domenicano, l’opera testimonia un momento fondamentale della pittura fiorentina: quello in cui la cultura del Gotico internazionale inizia a confrontarsi con le nuove ricerche del Rinascimento.

Dettaglio della parte centrale dell’opera

Ancora verso il gotico

La pala presenta ancora il fondo oro e la preziosità tipica della tradizione tardogotica, ma nella costruzione delle figure, nella luce e nella ricerca di equilibrio spaziale si riconoscono già alcuni dei caratteri che accompagneranno tutta la pittura dell’Angelico.

La storia dell’opera è però complessa. Nel 1501 Lorenzo di Credi intervenne profondamente sulla pala, eliminando le partizioni del trittico originario, modificando il trono della Vergine e sostituendo il fondo oro con un paesaggio, secondo il gusto rinascimentale ormai affermato.

Nei secoli successivi il complesso venne ulteriormente modificato e smembrato. La predella originale si trova oggi alla National Gallery di Londra, mentre il pannello principale è rimasto a Fiesole, sottoposto nel tempo a restauri invasivi e a problemi strutturali legati alla natura stessa del legno.


Nuove tecniche per la conservazione del legno

Ed è proprio il supporto uno degli aspetti più interessanti del nuovo intervento. Il restauro ha introdotto un innovativo sistema ligneo progettato per assecondare i naturali movimenti del legno, invece di bloccarli rigidamente. Una soluzione che potrebbe diventare un importante riferimento anche per la conservazione di altre grandi pale rinascimentali.

Il recupero della superficie pittorica ha inoltre restituito maggiore luminosità ai colori e leggibilità ai dettagli dell’opera.

Restaurare, in questo caso, non significa dunque riportare la Pala di Fiesole a un presunto stato originario, cancellandone la storia. Significa renderne nuovamente leggibili le diverse stratificazioni, proteggendo la materia che è arrivata fino a noi.

Dopo più di cinque secoli, la pala di Angelico torna così a parlare con maggiore chiarezza. E lo fa dimostrando che, nella tutela del patrimonio, conservare il passato significa anche trovare nuovi modi per garantirgli un futuro.

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