Musica

Sanremo 2026: i momenti di maggior polemica degli ultimi anni

Il Festival della Canzone Italiana non è ancora partito, ma le polemiche sono state già tante. Sanremo del resto è un profluvio di critiche, dall’alba dei tempi.

La prossima settimana prende il via il Festival di Sanremo 2026. Ma mai come quest’anno le polemiche sono state tante. La settimana di Sanremo è molto particolare: il paese si ferma quasi completamente per assistere alle kermesse canora per eccellenza. E’ dal 1951 che, ogni anno, milioni di italiani si riversano alla televisione per fare il tifo, ascoltare le canzoni e scoprire il tormentone che, fino all’anno successivo, tempesterà le radio e le vette di Spotify. Ma, soprattutto, la settimana di Sanremo è la preferita per criticar e fare polemica. E quest’anno si è cominciato per tempo.

Ma quali sono stati i momenti più polemici del festival negli ultimi anni? Ne ho trovati cinque e oggi li espongo per voi.


Festival di Sanremo 1989: un disastro dall’inizio alla fine

Parto da quella che forse è la entry più scontata di tutta questa serie. Il Festival di Sanremo 1989 fu, senza ombra di dubbio, la peggior conduzione di tutta la storia della kermesse. Dopo il rifiuto di Renato Pozzetto, a poche settimane dall’inizio del Festival, la Rai si trovò nella scomoda situazione di doverlo rapidamente sostituire. Dopo almeno cinque tentativi andati a vuoto, dai piani alti si fa strada un idea, assai poco lungimirante: lasciare la conduzione ai quattro “valletti” che dovevano fare, in origine, solo da spalle a Pozzetto.

Chi sono questi individui? Rosita Celentano, Paola Dominguín (talvolta citata erroneamente come Bosé), Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. Tutti con cognomi abbastanza pesanti alle spalle, e nessuno con esperienza televisiva di rilievo.

Il risultato? Una catastrofe senza precedenti. Gaffe, silenzi imbarazzanti, goffaggine, sarcasmo della peggior specie. Inoltre una cosa che ha fatto enormemente polemica fu lo sponsor. Quell’anno era Barilla. E se andate a cercare qualche clip di quel Sanremo, evidentemente ai quattro era stato detto di ricordarlo con grande enfasi. In una di queste il pubblico fischia apertamente mentre i conduttori citano per l’ennesima volta il marchio.

L’argomento è stato trattato con dovizia di particolari da Mark The Hammer in un video sul suo canale YouTube. Vi linko qui il contenuto. Vale la pena.

Nota positiva di quel Sanremo? Mia Martini presentò in gara il brano più bello che la storia che il Festival della Canzone Italiana ricordi: Almeno tu nell’universo, di Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio. Capolavoro senza tempo.


Il 2010: un altra edizione molto discussa

Anche nel 2010 – conduceva Antonella Clerici – le polemiche furono storiche. Per due eventi, non un solo. Il primo fu la partecipazione di Morgan (dieci anni prima di “Le brutte intenzioni, la maleducazione”). Il cantante, in gara col brano La sera, venne escluso pochi giorni prima dell’inizio dopo un’intervista controversa sull’uso di droghe, che egli disse di usare come antidepressivo. Dopo alcuni giorni in sospeso, la Rai decise di non far gareggiare l’artista e dunque Morgan rimase a casa. Si aprì una frattura netta: tutela dell’immagine del servizio pubblico o censura?

Nella sera finale oltretutto, ci fu un altra famosa polemica. Difatti l’orchestra e gran parte del pubblico si ribellano quando gli vengono annunciate le tre canzoni in finale. I musicisti accartocciano e gettano in aria gli spartiti in segno di protesta contro l’esclusione di Malika Ayane, che aveva invece ricevuto forti consensi dalla giuria tecnica e dalla critica.

In realtà quello dei meccanismi di voto è una cosa che viene sempre contestata. Basti pensare al 2020, con la vittoria di Diodato con Fai rumore, in luogo della più votata Viceversa di Francesco Gabbani. O come il caso che viene ora di seguito.


2019: Ultimo insulta i giornalisti

Anche quell’anno ci fu una grande polemica sui meccanismi di voto. L’ultima edizione condotta da Claudio Baglioni (che adoro ma le edizioni 2018 e 2019 sono stati letteralmente dei concerti del cantante romano dall’inizio alla fine), fu vinta da un giovane Mahmood col brano Soldi. Ma il pubblico da casa aveva votato molto di più per I tuoi particolari di Ultimo. Lo stesso artista romano, in conferenza stampa, insulta i giornalisti dicendo che: “Avete questa settimana per sentirvi importanti, e dovete sempre rompere il c***o“.

In realtà la polemica sul vincitore si estese, nei mesi successivi al Festival. Parte del pubblico e alcuni commentatori collegano il suo successo a temi politici e sociali, come identità nazionale, multiculturalismo e generazioni cambiate: polemiche amplificate anche sui social. Lo stesso artista dovette estraniarsi da questo tipo di polemiche, dicendo apertamente di non voler essere un simbolo politico.


Il 2024: John Travolta e Geolier

Infine veniamo ad anni recentissimi. Il 2024 non fu un edizione memorabile. Forse Amadeus avrebbe dovuto lasciare l’anno prima, invece che condurre il quinto festival. Canzoni poco piacevoli, assenza di una vera spalla (come Fiorello e Gianni Morandi), ospiti scontati. Inoltre due polemiche non da poco.

Cominciamo da quella più famosa, e più introvabile perchè i video sono stati rimossi: vale a dire John Travolta e il Ballo del qua qua. Per quanto sia stata una scelta scellerata (non doveva neanche essere proposta una cosa del genere), se l’attore americano ha preso 200.000 euro di cachet ed era stato informato in anticipo di quello che sarebbe stato fatto, l’atteggiamento scontroso avuto dallo stesso ospite – sia nell’immediato sia nei giorni seguenti, quando ha chiesto di rimuovere i video dell’esibizione – a mio avviso lo fa passare dalla parte del torto. La polemica che si è sollevata contro la Rai è stata eccessiva. Va almeno divisa a metà con Travolta, che, se non voleva fare ciò che gli hanno proposto gli autori, poteva benissimo rifiutare.

Quell’anno ci fu anche la polemica relativa a Geolier, in gara con la sua, I’ pe’mmé, tu pe’tté. Si può intanto discutere se un brano in napoletano sia così centrato per il Festival della Musica Italiana. E non ci dobbiamo dimenticare neanche che fino a quando si vota le esibizioni ognuno ha il suo parere (ed è giusto così). In quella circostanza però si ebbe da subito la netta sensazione che l’artista ricevette una moltitudine di preferenze da casa (ancora il sistema di votazione sotto accusa) in quanto napoletano, senza soffermarsi sul valore artistico del brano cantato alla kermesse, quasi come se fosse una rivincita su una parte di Italia che ha denigrato e considerato una palla al piede le regioni e gli abitanti del Mezzogiorno. Qui però si parla di musica, non di altro. E se questo poteva andare bene con un artista del calibro di Pino Daniele, certo non si può dire lo stesso di Geolier. Questo fenomeno da “tifo da stadio” è molto pericoloso e, oltre che aumentare la spaccatura tra Nord e Sud, mette assolutamente in secondo piano la musica.

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