Possibile che l’unico modo per valorizzare il nostro patrimonio sia un turismo di massa che danneggia le opere invece che valorizzarle?
Che l’Italia possieda uno dei patrimoni artistici e culturali più importanti e variegati al mondo, non lo si scopre certo oggi. Le nostre città d’arte accolgono ogni anno milioni e milioni di turisti. Questo naturalmente è un bene, prima di tutto economicamente. Nel 2024, il turismo ha rappresentato infatti il 10,8% del PIL italiano, con previsioni che indicano un aumento al 12,6% entro il 2034.
Il turismo di massa però porta anche, troppo spesso, al danneggiamento delle opere, che invece richiederebbero la massima cura e attenzione. E qui sorge la domanda: possibile che per l’Italia portare più turisti sia l’unico modo per valorizzare il patrimonio? Cosa si può fare per valorizzarlo senza che un’orda di turisti impazziti danneggi le opere?
Qualche dato statistico
Dopo la crisi pandemica, che ha portato con sè, come è ovvio immaginare, una drastica diminuzione dell’afflusso di turisti nel nostro paese, il 2021 ha visto, in questo senso, una nuova crescita. Parliamo di 58,3 milioni di arrivi e 198,3 milioni di presenze. La vera ripartenza però si è registrata nel 2022, con 412 milioni di presenze, un aumento del 107% rispetto al 2021. Gli arrivi sono stati 129 milioni, registrando un incremento del 122% rispetto all’anno precedente. Il 2023 ha segnato un record per il nostro paese: secondo i dati ISTAT, le presenze sono state 447,2 milioni, con un incremento dell’8,5% rispetto al 2022. Gli arrivi sono stati 133,6 milioni, con un aumento del 12,8% rispetto all’anno precedente. Il 2024 infine ha registrato un leggero calo, precisamente del 3,6% negli arrivi e dell’1,4% nelle presenze rispetto al 2023. Quello che emerge dunque è che dà dopo la crisi Covid-19 il turismo è letteralmente esploso, con statistiche da record nel nostro paese.
L’altra faccia della medaglia
Se è vero, come si diceva in apertura, che il turismo contribuisce, anche se in minima parte, ad alimentare la nostra economia, il vero problema è cosa lascia sul territorio questo turismo sfrenato e senza limiti: sovraffollamento di luoghi storici e monumentali, danni visibili o danni indiretti come l’usura delle strutture, l’inquinamento, sia ambientale che acustico, e la perdita di autenticità di alcune località. Per non parlare di veri e propri atti di vandalismo che coinvolgono il più delle volte statue ed architetture. In questo senso gli imbrattamenti con spray e vernice sono i più frequenti. Per capire la gravità del fenomeno, è utile fare alcuni esempi, soffermandoci solamente sul 2024. Ad agosto, due turisti, un 21enne e un 23enne, hanno imbrattato il celebre Ponte Vecchio a Firenze con scritte, rischiando multe fino a 40.000 euro. Nello stesso mese turisti tedeschi hanno imbrattato i pilastri del Corridoio Vasariano con vernice nera, causando danni per circa 10.000 euro. A luglio, una turista svizzera di 17 anni ha sfregiato il Colosseo con vernice. Quando le sono state chieste spiegazioni, ha dichiarato di non sapere fosse un antico monumento.
E non solo. Ci sono anche episodi di vera e propria inciviltà, spazzatura abbandonata e invasione di aree non autorizzate. Anche qui, facciamo alcuni esempi. Nell’ottobre del, si sono verificati atti di inciviltà alla Villa del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia. Visitatori hanno consumato picnic all’interno del sito e alcuni abusivi hanno disturbato le guide turistiche autorizzate. A dicembre incivili hanno lasciato rifiuti e sporcizia nella Galleria Europa di Padova, richiedendo interventi di pulizia immediati.
I problemi
Il turismo sfrenato danneggia le opere, ma non ci sono solo i casi di vandalismo e inciviltà che rovinano i nostri capolavori. Il problema più evidente è l’erosione e il degrado fisico.
L’eccessivo afflusso di visitatori accelera l’usura di pavimenti, scalinate, affreschi e sculture. Ad esempio, il Colosseo e la Fontana di Trevi mostrano evidenti segni di deterioramento dovuti al continuo calpestio e agli atti di vandalismo. Anche inquinamento e danni ambientali sono da citare. L’aumento del traffico turistico (aerei, autobus, crociere) genera smog e polveri sottili che intaccano le superfici dei monumenti. Venezia, ad esempio, soffre per le onde create dalle grandi navi, che erodono le fondamenta dei palazzi storici.
Ci sono poi motivi più direttamente legati al turismo. Come si diceva in apertura, è sempre più lampante il sovraffollamento, ma anche la perdita di autenticità. Luoghi come Firenze, Roma e Venezia sono invasi da milioni di turisti, rendendo difficile la conservazione di un’atmosfera autentica. Le città storiche si trasformano in parchi a tema, con un aumento di negozi di souvenir e locali turistici a discapito dell’identità locale. A questo va necessariamente collegato il cosiddetto turismo “mordi e fuggi”. Molti visitatori trascorrono solo poche ore nei luoghi d’arte, senza rispettare le regole di visita. Questo porta prima di tutto al mancato apprezzamento di molti capolavori a vantaggio di altre più note. Ad esempio, chi visita il Museo degli Uffizi di Firenze punta subito alla Nascita di Venere di Botticelli, oppure alla Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci. In secondo luogo, questo tipo di turismo alimenta comportamenti dannosi come sedersi sui marmi, toccare affreschi o entrare con cibo e bevande in aree protette. Qualche volta viene il sospetto che le opere vengano deturpate solo per passare agli onori della cronaca, molto spesso si tratta di mancanza di cultura di persone che non sanno bene cosa stanno facendo. Va comunque registrato che queste sono tutte azioni che, per un non addetto ai lavori, possono sembrare irrilevanti, ma a lungo termine portano a un rapidissimo deterioramento delle opere. Inoltre la continua necessità di restauri e misure di protezione (barriere, sorveglianza, pulizia, che peraltro sono efficaci solo in parte) genera costi elevatissimi per lo Stato e i Comuni, che spesso non riescono a coprire tutte le esigenze di conservazione.
Qualcosa si muove
Va detto che qualche iniziativa per contrastare questo fenomeno del turismo di massa incontrollato c’è stata. A partire dalle grandi città: a Venezia, dal 2024, la città ha introdotto un contributo d’ingresso per i turisti giornalieri durante l’alta stagione, con l’obiettivo di gestire meglio i flussi turistici e finanziare la manutenzione urbana. A Roma è stata proposta l’introduzione di un contributo per visitare la fontana, al fine di limitare il sovraffollamento e raccogliere fondi per la sua conservazione.
Ma l’idea che potrebbe veramente alleggerire il carico di turisti per le mete più ambite è il piano per la valorizzazione e promozione piccole città d’arte o piccoli borghi. Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è stato lanciato il “Piano Nazionale Borghi”, con un investimento di oltre 1 miliardo di euro. Questo programma mira a sostenere lo sviluppo economico e sociale dei piccoli borghi italiani attraverso la rigenerazione culturale e il rilancio del turismo. Le azioni previste includono progetti integrati a livello locale per valorizzare il patrimonio culturale e promuovere attività economiche sostenibili.
Meno convincenti sono i riconoscimenti quali la Bandiera Arancione per i comuni più belli dell’entroterra (sulla falsariga della “Bandiera Blu spiagge”) e il premio I borghi più belli di Italia. Queste iniziative mirano a creare un equilibrio tra la valorizzazione turistica e la tutela del patrimonio culturale e ambientale, offrendo ai visitatori esperienze autentiche e contribuendo allo sviluppo delle comunità locali. Dunque qualcosa si muove, anche se siamo ancora lontani dall’obiettivo.
Il rispetto prima di tutto
Se il turismo di massa ha sicuramente un impatto positivo sull’economia italiana, è ora di riflettere su come possa diventare un motore di sviluppo sostenibile, che non danneggi le risorse che lo rendono possibile.
La sfida non è fermare il turismo ma renderlo più consapevole e rispettoso, affinché i luoghi che raccontano la nostra storia possano continuare a farlo per le generazioni future. Solo con politiche mirate, educazione al rispetto e un rinnovato impegno nella valorizzazione di borghi e località meno conosciute, l’Italia potrà preservare il suo patrimonio senza sacrificare il suo futuro.