Gli scavi nell’area dell’ex Pescheria hanno portato alla luce una straordinaria basilica del IV-V secolo d.C.
Una straordinaria scoperta archeologica arriva da Oderzo, in provincia di Treviso. Nell’area dell’ex Pescheria, a pochi passi dal Duomo e al di sotto dell’attuale livello stradale, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di una grande basilica paleocristiana che potrebbe risalire tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C.
Il ritrovamento è avvenuto nell’ambito delle indagini preventive avviate nel novembre scorso in vista di un intervento edilizio. Gli scavi hanno restituito una struttura di notevoli dimensioni, caratterizzata da un’ampia aula a tre navate, robusti muri perimetrali e numerose sepolture addossate all’edificio, elementi che rafforzano l’identificazione dell’area come luogo di culto cristiano.
Mosaici policromi di straordinaria qualità

La parte meglio conservata della basilica è la navata laterale meridionale. Qui gli archeologi hanno individuato il muro perimetrale dell’edificio, rinforzato da contrafforti regolarmente disposti, accanto a uno splendido tappeto musivo policromo.
Le decorazioni presentano elaborati motivi geometrici e floreali, realizzati con tessere colorate che testimoniano un elevato livello tecnico e artistico. Già nei mesi scorsi, durante le prime fasi delle indagini, erano emerse pavimentazioni musive tardoantiche che avevano spinto la Soprintendenza a predisporre una tensostruttura per consentire la prosecuzione degli scavi e proteggere le delicate superfici archeologiche dalle intemperie.
Una nuova pagina della storia di Opitergium
La scoperta contribuisce ad arricchire ulteriormente la conoscenza dell’antica Opitergium, l’odierna Oderzo. L’insediamento era già attivo nel corso del X secolo a.C., con uno sviluppo significativo durante l’Età del Ferro, per poi diventare municipium romano nella seconda metà del I secolo a.C.
Il nuovo ritrovamento dimostra come la vita urbana non si sia arrestata con la fine della città romana classica, ma abbia continuato a svilupparsi anche in età tardoantica, quando il cristianesimo stava progressivamente trasformando il volto delle città dell’Italia settentrionale.
I confronti con Aquileia e Concordia Sagittaria
Gli studiosi ritengono che la struttura possa essere identificata come una basilica paleocristiana grazie alla sua planimetria, alla presenza delle sepolture e ad alcuni elementi interpretati come parti del presbiterio. Fondamentale risulta inoltre il livello dei mosaici, che trova significativi confronti con importanti complessi ecclesiastici dell’Alto Adriatico.
In particolare, i paralleli più stretti sembrano essere quelli con le basiliche paleocristiane di Aquileia e Concordia Sagittaria, tra i principali centri del cristianesimo antico nell’Italia nord-orientale. I mosaici di Oderzo si inserirebbero dunque all’interno di una tradizione artistica e religiosa di altissimo livello, confermando il ruolo strategico che la città ebbe nei secoli della tarda antichità.
Un patrimonio da studiare e valorizzare
Le indagini archeologiche proseguiranno nei prossimi mesi per definire con maggiore precisione l’estensione della basilica, la sua cronologia e le diverse fasi costruttive. La scoperta rappresenta già oggi uno dei più importanti rinvenimenti archeologici recenti nel Veneto e potrebbe aggiungere un tassello fondamentale alla conoscenza delle origini del cristianesimo nel territorio opitergino.
Per gli archeologi si apre ora una fase decisiva di studio e documentazione, mentre cresce l’attesa per comprendere quali altri tesori possano ancora emergere dal sottosuolo di Oderzo.