Dalla pianta circolare al pulpito di Nicola Pisano, il Battistero è il monumento più enigmatico di tutta la piazza
Di Tommaso Stefanini
Con questo articolo si conclude il nostro viaggio nel complesso monumentale di Piazza del Duomo. Abbiamo raccontato la Cattedrale, scoperto i segreti della Torre pendente e attraversato il Camposanto Monumentale. Rimane un ultimo edificio, spesso messo in secondo piano dai visitatori, ma fondamentale per comprendere l’intero progetto medievale: il Battistero.
A prima vista può sembrare “semplicemente” un grande edificio circolare. In realtà racchiude alcuni dei significati simbolici più profondi dell’architettura medievale e custodisce uno dei capolavori assoluti della scultura italiana. Come sempre accade nel Medioevo, nulla è stato costruito per caso.
Il più grande battistero mai costruito
Il Battistero di Pisa detiene ancora oggi un primato straordinario: è il più grande battistero del mondo. Con un diametro di circa 35 metri e un’altezza superiore ai 54 metri, domina Piazza del Duomo con una monumentalità che spesso passa inosservata, oscurata dalla celebrità della Torre. Essa oltretutto supera di pochissimo il Battistero in altezza.
È bene ricordare, però, che non si tratta di un edificio indipendente. Così come la Torre è il campanile della Cattedrale, anche il Battistero fa parte dello stesso complesso monumentale. Nel Medioevo questi edifici erano concepiti come un unico organismo, ciascuno con una funzione precisa nella vita religiosa della città.
Qui veniva amministrato il battesimo, il sacramento che segnava l’ingresso del fedele nella comunità cristiana. Era, simbolicamente, il primo passo della vita religiosa.

Il simbolismo della pianta: tra ottagono e cerchio
Nel Medioevo numeri e forme non erano mai semplici scelte geometriche. L’architettura era anche un linguaggio simbolico e teologico, capace di comunicare concetti profondi ancora prima che il fedele entrasse nell’edificio. Persino la pianta di una chiesa poteva racchiudere un preciso significato spirituale.
Per questo motivo molti battisteri medievali sono ottagonali, come il celebre Battistero di Firenze. 8 veniva interpretato come 7+1: il sette rappresentava la perfezione, richiamando i sette giorni della Creazione e il compimento dell’opera divina, mentre l’ottavo giorno simboleggiava l’inizio di una nuova era. Del resto, un edificio a sette lati sarebbe stato estremamente difficile da realizzare, mentre l’ottagono permetteva di tradurre quel simbolismo in una forma architettonica concreta. Il battesimo, infatti, segna proprio una rinascita spirituale, l’inizio di una vita nuova.
Il 6, considerato come 7−1, rappresentava una perfezione incompiuta e veniva spesso associato alla morte o a ciò che non giunge al suo compimento. Non è un caso che la forma esagonale compaia frequentemente nelle cappelle funerarie, dove il tema dominante è proprio quello del passaggio dalla vita terrena.
Il Battistero di Pisa, tuttavia, costituisce un’eccezione. La sua pianta è perfettamente circolare e richiama nuovamente, con ogni probabilità, la Rotonda dell’Anastasis. Nella simbologia medievale il cerchio è la figura perfetta: non ha un inizio né una fine e richiama l’unità assoluta. Per questo era associato al numero uno, simbolo di Dio, della perfezione e dell’eternità. Anche attraverso questa scelta, dunque, il Battistero di Pisa diventa un richiamo alla dimensione divina e alla nuova vita che il battesimo inaugura.
La pianta centrale e il modello di Gerusalemme
Il Battistero appartiene alla categoria degli edifici a pianta centrale, molto diversa dalla classica pianta longitudinale delle basiliche. In questo tipo di costruzione tutto ruota attorno a un punto centrale, creando uno spazio perfettamente equilibrato.
Il modello più celebre dell’intera cristianità era la Rotonda dell’Anastasis di Gerusalemme, costruita attorno al Santo Sepolcro. Molti studiosi ritengono che l’architetto Diotisalvi possa essersi ispirato proprio a quella straordinaria architettura, direttamente o indirettamente.
La tradizione degli edifici a pianta centrale è comunque molto ampia. Basti pensare a Santa Sofia di Costantinopoli o a San Vitale di Ravenna. Anche il Battistero di Pisa si inserisce pienamente in questa lunga storia dell’architettura cristiana.
Un interno sorprendentemente essenziale
Entrando nel Battistero si rimane quasi spiazzati. Chi si aspetta pareti ricoperte di mosaici o grandi cicli pittorici trova invece uno spazio estremamente sobrio.
La vera protagonista è l’architettura stessa. Le proporzioni, la luce e l’equilibrio delle forme diventano gli elementi che colpiscono maggiormente il visitatore. È una bellezza affidata alla geometria più che alla decorazione.
L’interno è organizzato attraverso una navata anulare che circonda lo spazio centrale. Spesso viene definita impropriamente “deambulatorio”, ma il termine corretto è proprio navata anulare. Il deambulatorio, infatti, è uno spazio che gira attorno al coro, elemento qui completamente assente. Anche il livello superiore viene spesso chiamato matroneo. Si tratta però di una definizione ormai superata da gran parte degli studi più recenti.
Per molto tempo si è creduto che questi spazi fossero destinati esclusivamente alle donne durante le celebrazioni liturgiche. Oggi sappiamo che questa interpretazione non trova un reale riscontro nelle fonti medievali ed è considerata, nella maggior parte dei casi, un luogo comune storiografico.
Per questo motivo gli storici dell’architettura preferiscono parlare semplicemente di tribuna, termine molto più corretto anche per il Battistero di Pisa. Essa è caratterizzata da un elegante colonnato archivoltato ritmato da marmi bianchi e neri.
Il capolavoro di Nicola Pisano
All’interno del Battistero si conserva una delle opere più importanti della scultura medievale: il celebre pulpito realizzato da Nicola Pisano. L’artista stesso incise sull’opera la data di completamento: 1260. Per uno storico dell’arte è una fortuna rarissima poter conoscere con precisione la data di un capolavoro medievale.
Esiste però una curiosità. Nel Duecento Pisa utilizzava il calendario pisano, che faceva iniziare l’anno il 25 marzo. Tradotta nel nostro sistema cronologico, quella data corrisponde in realtà al 1259.
Questa data è importante anche per ricostruire la biografia di Nicola Pisano. Lo scultore compare nei documenti per la prima volta il 5 aprile 1258, ma vi appare già come un artista pienamente maturo. Ciò permette agli studiosi di ipotizzarne la nascita tra il 1210 e il 1220. È uno dei tanti casi in cui la storia dell’arte riesce a ricostruire una biografia attraverso l’analisi delle opere e dei documenti.
Il pulpito rappresenta inoltre una vera rivoluzione artistica. Nicola guarda con decisione alla scultura romana antica, recuperando naturalismo, monumentalità e plasticità delle figure. Per molti storici dell’arte è uno dei primi grandi segnali di quella riscoperta dell’antico che, due secoli dopo, sfocerà nel Rinascimento.