Manca poco all’inaugurazione della torre: la Fondazione sceglie Mastrovito per la scultura sommitale.
Il 10 giugno segnerà una data simbolica per Barcellona e per l’intera storia dell’architettura contemporanea. Acento anni esatti dalla morte di Antoni Gaudí, la Sagrada Familia è attesa all’inaugurazione della sua ultima grande torre.
Si tratta del completamento del nucleo verticale centrale del tempio, quello che, nelle intenzioni originarie di Gaudí, avrebbe dovuto coronare l’intero edificio con una simbologia cristologica estremamente precisa e stratificata.

L’Agnello di Dio a 172 metri: il progetto finale
All’apice della torre, subito sotto la croce, verrà collocata una statua dell’Agnello di Dio a 172 metri di altezza. Secondo le indicazioni lasciate dal progetto gaudiniano e rielaborate dalla Fondazione responsabile dei lavori, la scultura doveva essere affidata a un artista contemporaneo. Il quale deve essere capace di interpretare il linguaggio simbolico dell’opera senza tradirne la struttura teologica e formale.
La scelta è ricaduta su Andrea Mastrovito, artista bergamasco di 48 anni, la cui candidatura è stata selezionata tra una rosa di progetti internazionali.

Andrea Mastrovito tra arte, musica e immaginario pop
Mastrovito arriva a questo incarico con un percorso che attraversa linguaggi e riferimenti molto diversi. La sua formazione visiva si muove tra la tradizione pittorica del Novecento e le sperimentazioni contemporanee, con richiami dichiarati a Pablo Picasso, a Mario Schifano e a William Kentridge.
Accanto alle arti visive, Mastrovito coltiva anche una dimensione culturale più ampia e trasversale, che include la musica rock e metal, con riferimenti espliciti ai Metallica, e una forte appartenenza simbolica al mondo calcistico attraverso l’Atalanta.
La cima della basilica come punto di incontro tra epoche
Con la posa dell’Agnello di Dio, la Sagrada Familia si avvicina a uno dei passaggi più attesi della sua lunga storia costruttiva. Non si tratta soltanto della chiusura di un cantiere monumentale, ma della definizione di un’immagine finale che dovrà dialogare con la visione originaria di Gaudí e con oltre un secolo di interpretazioni, interruzioni e riprese.
In alto, a 172 metri, l’opera di Mastrovito sarà chiamata a reggere questo equilibrio: tra simbolo religioso, architettura visionaria e sguardo contemporaneo.