Cinema e Spettacolo

Il Dr. Stranamore: quando la fine del mondo diventa una commedia

Stanley Kubrick ci porta dentro una satira feroce della Guerra Fredda e della follia umana. Il Dr. Stranamore è capace di parlare ancora al nostro presente.

Ieri ho rivisto al cinema Il dottor Stranamore, il capolavoro di Stanley Kubrick. Un film che non smette mai di stupire e, soprattutto, di essere attuale. Perché nell’ironia tragicomica della pellicola si nasconde una delle paure più grandi di allora, e anche di oggi: l’olocausto nucleare. Kubrick riesce a trasformare una catastrofe potenzialmente incomparabile in una commedia grottesca, nella quale si ride dell’assurdità degli uomini per poi rendersi conto che, dietro quelle risate, si nasconde una possibilità terribilmente concreta.

Nikita Chruščëv e John F. Kennedy, a Vienna, nel giugno 1961

La Guerra fredda e lo spettro nucleare

Il film esce nel 1964, dopo una lunga fase di studio dello stesso Kubrick. A quella data erano passati appena due anni dalla crisi dei missili di Cuba, uno dei momenti in cui l’umanità si è trovata più vicina a una guerra nucleare tra superpotenze. Kennedy e Chruščëv riuscirono a evitare la tragedia, ma la crisi aveva mostrato quanto fosse fragile l’equilibrio internazionale. Negli Stati Uniti difatti non mancavano esponenti militari favorevoli a una linea estremamente aggressiva contro l’Unione Sovietica. Tra questi, Curtis LeMay, generale dell’Air Force, rappresenta una figura emblematica. Su di lui, il Presidente Kennedy ebbe a dire:

“Se proprio devi andare, vorresti LeMay nel bombardiere di testa. Ma non vorresti mai che fosse LeMay a decidere se devi andare oppure no”.

È proprio questa la contraddizione che Kubrick mette in scena: la differenza tra la capacità di condurre una guerra e la responsabilità di decidere se combatterla. Non è difficile riconoscere nei generali Buck Turgidson e Jack D. Ripper, pur con le necessarie distinzioni, una caricatura di quella mentalità militare che finisce per considerare lo scontro un’opzione non solo necessaria, ma perfino desiderabile.

Foto di Talon-Kai Honeyman su Unsplash

La guerra può nascere dalla follia

Oggi, a causa delle enormi tensioni internazionali e delle guerre in corso, la paura di un conflitto nucleare è tornata a farsi viva. Eppure ritengo che la paura vissuta durante le fasi più acute della Guerra Fredda avesse caratteristiche difficilmente sovrapponibili a quelle attuali. La crisi dei missili di Cuba aveva portato le due superpotenze sull’orlo dello scontro diretto, mostrando concretamente come la competizione tra Washington e Mosca potesse precipitare in una catastrofe globale.

La Guerra fredda fu questo, in fondo: la paura che la tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica conducesse al lancio di una testata nucleare, innescando una spirale impossibile da arrestare (come mostra genialmente il finale di Oppenheimer). Il sistema della deterrenza si fondava sulla convinzione che nessuna delle due potenze avrebbe avuto interesse a sferrare un attacco capace di provocare una risposta devastante. Ma un sistema del genere presupponeva lucidità, razionalità e controllo. E se invece una guerra nucleare scoppiasse per errore? Per la cecità o la follia di un singolo?

È qui che la tragicommedia di Kubrick raggiunge il suo apice. Il Presidente degli Stati Uniti si ritrova persino a implorare il suo omologo sovietico di abbattere un bombardiere americano ormai fuori controllo. Per salvare la Terra, il Presidente americano deve collaborare con il proprio “nemico giurato” affinché distrugga i propri stessi aerei. L’assurdo diventa realtà cinematografica: gli uomini incaricati di proteggere l’umanità sono prigionieri di una macchina che non riescono più a governare. L’uomo diventa vittima del suo stesso sistema di difesa.

Il Dr. Stranamore, interpretato da Peter Sellers

La Bomba Fine del Mondo e il dottor Stranamore

La Bomba Fine del Mondo, secondo me, è una caricatura feroce della corsa agli armamenti: un’arma definitiva, capace di distruggere ogni forma di vita, concepita senza una reale possibilità di fermarne gli effetti. Ma la deterrenza funziona soltanto se il nemico conosce l’esistenza dell’arma. Quando l’ambasciatore sovietico spiega perché il segreto non sia stato rivelato, la risposta è glaciale: “Perché al Presidente piacciono le sorprese”. In questa battuta si condensa tutta l’assurdità di un sistema nel quale la ricerca della sicurezza finisce per produrre la catastrofe.

Il personaggio che dà il titolo al film è altrettanto inquietante. Intanto è un ex nazista, dal quale traspaiono alcuni tedeschi (su tutte cito Wernher von Braun) che realmente vennero catturate durante la guerra e che poi lavorarono, a vari livelli, per gli apparati scientifico/militari statunitensi. Costretto su una sedia a rotelle e tormentato da una mano destra che sembra avere una volontà propria (esegue a più riprese il saluto nazista e tenta anche di strangolare lo stesso), il dottor Stranamore è una figura grottesca, ma dotata di una lucidissima logica distruttrice. Quando propone di salvare una parte dell’umanità nelle miniere, sembra quasi provare un piacere erotico all’idea dell’apocalisse. La fine del mondo diventa per lui un’occasione per riorganizzare l’umanità secondo criteri gerarchici e pseudoscientifici. La sua comicità rivela così qualcosa di profondamente disumano: la capacità di trasformare persino la catastrofe in un progetto di dominio.

Il Capitano Lionel Mandrake nella sequenza di apertura del film

Il grottesco al potere

Molti altri personaggi incarnano la follia del sistema. Jack Ripper, convinto che i sovietici vogliano contaminare l’acqua potabile americana, trasforma le proprie ossessioni e la propria impotenza sessuale in una teoria complottista che innesca una crisi nucleare. Buck Turgidson, invece, passa progressivamente dal ruolo di misurato generale al servizio della nazione a quello di fanatico anticomunista, capace di considerare la guerra un’opportunità strategica persino quando il prezzo potrebbe essere la distruzione di milioni di persone.

Anche il Capitano Lionel Mandrake ha una sua ironia grottesca. Intrappolato assiema a Ripper, cerca di farlo desistere in tutti i modi possibili. Quando il generale si suicida, convinto, in un ultima follia, che sarebbe stato torturato, e dunque obbligato a rivelare i codici di richiamo degli bombardieri, Mandrake si ritrova a dover fare i conti con un ottuso colonnello che stenta a credergli. Avendo trovato i codici di richiamo, egli deve immediatamente informare il Presidente degli Stati Uniti. Il dialogo raggiunge le vette dell’assurdo quando Mandrake non ha abbastanza monete per pagare la chiamata e deve ordinare al colonnello di sparare alla macchinetta della Coca-Cola per impossessarsi del denaro e proseguire la conversazione telefonica. Strania totalmente la reazione del colonnello, che pare non comprendere la gravità della situazione e si preoccupa maggiormente del danno d’immagine per la Coca-Cola.

Il maggiore T.J. “King” Kong, nella celebre sequenza finale, dove “cavalca” come un cowboy la bomba nucleare in discesa

E se non fosse solo satira?

Kubrick ci costringe a ridere – perché in alcune sequenze non si può fare a meno di ridere – di uomini che esercitano un potere immenso senza possedere necessariamente la lucidità per gestirlo. Ed è proprio qui che la satira diventa paura: dietro le caricature si intravede un mondo in cui la catastrofe può nascere non soltanto dalla malvagità, ma anche dall’arroganza, dall’incompetenza e dalla convinzione di avere sempre ragione.

Rivedere Il dottor Stranamore oggi significa ricordare che la tecnologia più devastante non elimina le debolezze umane: le amplifica. E che, quando la sopravvivenza del pianeta dipende dalla razionalità di chi detiene il potere, l’assurdo può diventare terribilmente reale. Si ride, certo. Ma quando la risata si spegne, resta una domanda: siamo davvero sicuri che la fine del mondo non possa cominciare proprio così?

Condividi questo articolo

Articoli simili