Cinema e Spettacolo

OPPENHEIMER (Christopher Nolan – 2023)

Il film che consacra Nolan: il peso del genio e la luce della distruzione.

Comincio questa recensione dalla fine. Oppenheimer ha una brevissima conversazione con Albert Einstein. Il fisico statunitense parla di un dubbio che gli venne durante i preparativi per il test Trinity, dove venne fatta detonare per la prima volta un’arma nucleare. Oppenheimer temeva che la reazione di fissione atomica non si sarebbe arrestata e avrebbe distrutto l’intero pianeta. Parlandone con Einstein, egli gli rivela un suo timore più grande: quello di aver innescato una reazione a catena che avrebbe potuto portare, in futuro, alla terza guerra mondiale e alla fine del mondo.

Ecco, il film potrebbe riassumersi così, con questo scambio tra due dei più grandi scienziati del XX secolo. Uno scambio che getta una cupa ombra sul futuro post-bellico e su quella che poi sarebbe stata la Guerra Fredda e la corsa agli armamenti.

“Sono diventato morte, il distruttore di mondi”

La sinossi in breve

Il film è tratto dal libro scritto da Martin J. Sherwin, Oppenheimer. Trionfo e caduta dell’inventore della bomba atomica. Riassumendo la trama in pochissime righe, la pellicola racconta la storia del fisico statunitense: dai suoi studi all’università alla sua attività di insegnante di fisica quantistica, dalle sue scoperte sulla fissione nucleare al coinvolgimento nel Progetto Manhattan e alla creazione delle prime armi atomiche. Il film si sofferma anche sul periodo successivo alla guerra: le simpatie di Oppenheimer per il Partito Comunista, il suo dramma interiore rispetto agli effetti delle bombe nucleari e la sua opposizione alla bomba H, che lo porterà ad avere seri problemi con il governo degli Stati Uniti.

Questa complessa trama viene sviluppata da Nolan in più linee narrative, che si intrecciano a formare un puzzle di eventi nel quale però lo spettatore riesce a orientarsi abbastanza chiaramente grazie all’ottimo montaggio di Jennifer Lame e all’intelligente fotografia di Hoyte van Hoytema. Le linee narrative principali sono tre: quella storica, che segue la formazione e l’ascesa di Oppenheimer; quella del processo-farsa davanti alla commissione di sicurezza; e quella del conflitto personale e politico con Lewis Strauss. Queste tre direttrici non hanno una deadline ben definita, contribuendo a creare una suspense che non viene mai del tutto sciolta. Anche perché le linee narrative si intrecciano continuamente, spesso obbligando lo spettatore a diversi salti logici. Una scelta però decisiva e geniale, che delinea il tono generale del film, pesante ma necessario, anche in virtù dell’argomento trattato.

La scienza: dosata con astuzia

C’è molta scienza nel film di Nolan, ma, a differenza di Interstellar, qui è dosata in modo intelligente, quanto basta per far comprendere allo spettatore i concetti chiave della progettazione della bomba, senza perdere accessibilità. Certo, nessuno si aspettava che Nolan diventasse tutto d’un tratto didascalico, cosa che in effetti non si è verificata. Ma ciò che conta è che, in Oppenheimer, la scienza si fonde perfettamente con la dimensione storica e con quella psicologica, che rappresenta un fulcro dell’intera pellicola. Le scelte registiche ci fanno entrare nella psiche tormentata di Oppenheimer, restituendo in modo empatico e inquieto il suo pentimento per l’uso bellico delle sue scoperte, pur non avendo avuto un ruolo diretto nella decisione politica del bombardamento.

Musica e suono: il cuore sensoriale del film

Uno degli elementi più riusciti dell’intera operazione cinematografica è senza dubbio il comparto sonoro. Il film è accompagnato da una colonna sonora intensa e avvolgente firmata daLudwig Göransson, giovane compositore svedese ormai consacrato a livello internazionale. La sua partitura, pur essendo sempre presente, non è mai invadente: sa quando esplodere in tutta la sua potenza orchestrale, come nei momenti più ansiogeni – memorabile l’attesa febbrile del test Trinity – e quando invece ritirarsi in secondo piano per lasciare spazio al silenzio, ai respiri, ai rumori minimi che amplificano la tensione. Göransson riesce a farsi interprete non solo dell’azione, ma anche delle sfumature emotive del protagonista, accompagnando lo spettatore dentro la mente tormentata di Oppenheimer. Memorabile la sequenza della lezione universitaria di fisica quantistica tenuta dal fisico americano, dove all’aggiungersi degli allievi, aumentano anche gli strumenti nel commento sonoro.
A tutto questo si affianca un montaggio sonoro di altissimo livello, curato con una precisione maniacale. I suoni dell’ambiente, dei laboratori, delle esplosioni, delle voci che si sovrappongono nella mente del protagonista, concorrono a costruire un’esperienza immersiva che va oltre la visione, sfociando quasi nel fisico. La gestione del suono nel momento dell’esplosione nucleare è esemplare: il silenzio che precede la deflagrazione è quasi più inquietante del boato stesso, in una scelta registica che dimostra quanto Nolan sappia maneggiare con maestria le attese e le sospensioni.

Gli effetti speciali

Parlando di esplosioni, è inevitabile soffermarsi anche sugli effetti speciali. E qui va sottolineato un aspetto fondamentale della filosofia di Christopher Nolan: la scelta di ridurre al minimo l’utilizzo della CGI. Fedelissimo al suo approccio realistico e artigianale, il regista ha voluto ricreare il test Trinity senza l’uso massiccio della computer grafica, affidandosi a effetti pratici, reali, tangibili. Il risultato è una sequenza visivamente potentissima e allo stesso tempo misteriosa: proprio perché priva di artifici digitali evidenti, lascia nello spettatore il dubbio su come sia stata tecnicamente realizzata. La scena dell’esplosione è così spettacolare da sembrare quasi un enigma visivo, una manifestazione fisica e metafisica insieme, tanto che non si riesce a credere fino in fondo che non sia frutto del digitale. E invece no: è l’effetto speciale che diventa spettacolo naturale, al servizio della narrazione e non della mera spettacolarizzazione.

Cast: un grande Murphy e un sorprendente Downey Jr.

Passando al cast, merita un plauso la straordinaria interpretazione di Cillian Murphy, finalmente protagonista in un film tanto atteso. Ma è Robert Downey Jr. a sorprendere di più: abbandona i panni da blockbuster per offrire un’interpretazione profonda e sfumata di Lewis Strauss, personaggio storico estremamente complesso.

Ottimo anche Matt Damon nei panni del generale Leslie Groves, così come convincono le prove femminili di Emily Blunt e Florence Pugh. Simpatico, infine, il cameo di Gary Oldman nei panni di Truman: dopo Churchill, un’altra grande figura storica per lui. Anche se, forse, non è tagliato per Stalin.

Qualche appunto

Se proprio si vuole trovare una pecca, il finale risulta un po’ prolisso. È vero: la parte politica è importante per comprendere appieno la figura di Oppenheimer. Tuttavia, qualche dialogo in meno avrebbe potuto alleggerire un film già molto denso, soprattutto considerando la sua durata di tre ore e l’altissima quantità di contenuti.

Una riflessione anche sul montaggio e sulle scelte narrative descritte nei paragrafi precedenti. Nolan è sempre stato affascinato dai film rompicapo. Anzi credo che, tranne la trilogia del Cavaliere Oscuro, nessun film da lui concepito segua logiche lineari o una concatenazione degli eventi incentrata sul piano causale. Il regista americano ne ha pagato parzialmente lo scotto con Tenet (2020), che è un film talmente complesso che lo spettatore rischia realmente di perdersi e di non capire più la collocazione temporale dei fatti narrati nelle varie sequenze. Anche qui Nolan sceglie un montaggio complesso, fatto di più linee temporali, che trova un senso solo alla fine. E anche qui il rischio è il solito: che lo spettatore termini la visione con più domande che risposte, con più confusione che chiarezza.

Il più grande film degli ultimi dieci anni?

Non lo so. Sicuramente uno dei migliori. Una precisazione è doverosa però. Quando ho scritto questa recensione, appena uscito dal cinema, mi aspettavo che Nolan portasse a casa qualche statuetta. Non sono stato affatto deluso. Ai Premi Oscar 2024, Oppenheimer si aggiudica sette statuette su tredici candidature (miglior film, miglior regista, miglior attore a Cillian Murphy, miglior attore non protagonista a Robert Downey Jr., miglior fotografia, miglior montaggio e miglior colonna sonora).

Nolan si aggiudica finalmente l’Oscar come miglior regista e per il miglior film (ne avrebbe meritati almeno altri due in passato) e si conferma come il regista più interessante, originale e completo del XXI secolo.

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