Dallo stile pianistico al glam, un viaggio nell’arte del musicista che cambiò il volto della musica rock
Pochi artisti hanno significato così tanto per me. Elton John è, senza alcun dubbio, il mio maestro. È ascoltando le sue note che ho imparato a suonare il pianoforte pop, cercando di assimilare uno stile unico e immediatamente riconoscibile. In questo articolo proverò ad addentrarmi proprio in quel linguaggio musicale, cercando di essere comprensibile anche a chi non ha mai studiato musica.
L’oggettività sarà difficile da mantenere, perché quando si parla del proprio artista preferito è impossibile non lasciarsi coinvolgere. Signore e signori, ecco Sir Elton Hercules John, nato Reginald Kenneth Dwight.
Un artista dalle mille sfaccettature: anni Settanta
Elton John è probabilmente uno degli artisti più eclettici della storia della musica pop e rock. La sua carriera attraversa oltre cinquant’anni e cambia volto più volte. Volendo semplificare, possiamo dividerla in quattro grandi fasi, pur sapendo che la realtà è più complessa.
La prima coincide con gli anni Settanta, il periodo della massima ispirazione artistica. È l’epoca dei grandi capolavori, delle intuizioni musicali più rivoluzionarie e di una creatività praticamente inesauribile. Più avanti capiremo perché proprio questo decennio rappresenti il vertice assoluto della sua produzione.
Gli anni difficili e la rinascita: anni Ottanta e Novanta
Gli anni Ottanta costituiscono invece il momento più difficile. La vita privata è segnata dagli eccessi, dall’abuso di droghe e da un ritmo di vita insostenibile, problemi che in realtà avevano già iniziato a manifestarsi nella seconda metà degli anni Settanta. Anche sul piano artistico il livello si abbassa sensibilmente: con le dovute eccezioni, molti album risultano meno ispirati e diverse composizioni finiscono per assomigliarsi. Il 1989 è da lui considerato l’anno peggiore della sua vita, ai livelli dell’ultimo anno di Elvis Presley.
Gli anni Novanta raccontano invece una rinascita. Dopo la riabilitazione (storia straziante di cui riparleremo), Elton ritrova equilibrio e credibilità artistica, si consacra nel mondo dei musical e conquista una nuova generazione grazie alle colonne sonore Disney, su tutte Il Re Leone. Alla fine del decennio tornerà anche a pubblicare un album di altissimo livello come Songs from the West Coast, considerato da molti il suo miglior lavoro dai tempi d’oro.
Infine arrivano gli anni Duemila, quelli della consacrazione definitiva. Non sono più gli anni della sperimentazione, ma quelli dei grandi concerti, dei tour mondiali e dell’immenso affetto di un pubblico che lo accompagnerà fino agli spettacoli conclusivi della sua straordinaria carriera.
Il rock senza chitarra
Elton John non nasce dal nulla. Il suo stile è il risultato della fusione di influenze molto diverse. C’è il rock n’ roll travolgente di Jerry Lee Lewis (e anche di Fats Domino e Little Richards), c’è la lezione melodica dei Beatles – tanto che ancora oggi viene indicato come il loro erede naturale – e c’è il pianismo raffinato di Leon Russell.
Eppure Elton riesce a costruire qualcosa di completamente nuovo.
Nei primi album degli anni Settanta riduce al minimo la presenza della chitarra, affida gli arrangiamenti orchestrali al geniale Paul Buckmaster e costruisce un linguaggio fondato sul pianoforte. Basta ascoltare Elton John del 1970 per rendersene conto: orchestra, pianoforte, melodie raffinatissime e un’impronta quasi barocca convivono in perfetto equilibrio. Lo stesso accade nei successivi Tumbleweed Connection e Madman Across the Water.
In 17-11-70, album live uscito nel 1971 (secondo me il suo miglior live in assoluto) azzarda veramente l’improponibile fino ad allora: eliminare del tutto la chitarra. Il live presenta i soli Dee Murray (basso elettrico) e Nigel Olsson (batteria) ad accompagnare Elton John al pianoforte e alla voce. Il concerto è clamoroso, l’intesa fra i tre è perfetta e il live – privato dei maestosi arrangiamenti orchestrali di Buckmaster – mette a nudo le grandi capacita pianistiche di Elton e le sue doti di frontman.
È un rock diverso da tutto ciò che si era sentito fino ad allora. Un rock sinfonico, elegante, orchestrale, che riesce a essere potente pur senza fare della chitarra il proprio centro.
L’evoluzione stilistica
Con Honky Château il suono evolve verso un pop-rock più diretto e immediato, senza perdere qualità. E’ qui che si forma la Elton John band, composta dai già citati Murray e Olsson, e da Davey Johnstone alla chitarra. Nel 1973 la formazione storica si completa con l’ingresso del fenomenale Ray Cooper alle percussioni. È l’inizio di una stagione sensazionale, che culminerà nel 1973 con Goodbye Yellow Brick Road, probabilmente il suo album più celebre e uno dei dischi fondamentali della storia del rock.
Un capitolo a parte meriterebbe Bernie Taupin (anche di lui vale la pena approfondire la storia in un articolo a parte), il suo storico paroliere. I due hanno costruito uno dei sodalizi artistici più longevi della musica contemporanea: Taupin scriveva i testi e Elton, spesso nel giro di pochi minuti, riusciva a trasformarli in canzoni destinate a entrare nella storia.
Un pianoforte immediatamente riconoscibile
Ciò che rende Elton John un musicista irripetibile è soprattutto il suo pianoforte.
Il primo elemento caratteristico è l’uso continuo dei sedicesimi sincopati. Per chi non è musicista il consiglio è semplice: ascoltate quanto suona. Elton riempie ogni spazio con moltissime note, ma senza mai perdere precisione ritmica. Il suo accompagnamento è quasi percussivo, capace di spingere in avanti tutta la band.
C’è poi un altro dettaglio stilistico che diventa quasi una firma. Molto spesso la mano destra passa dall’accordo fondamentale al quarto grado mantenendo invariata la tonica al basso. In termini semplici, un movimento come Do – Fa/Do – Do. Per un ascoltatore non esperto l’effetto è quello di una continua variazione su un accordo apparentemente fermo, che rende il pianoforte vivo, dinamico e riconoscibile.
È forse questa la qualità più straordinaria di Elton John: bastano poche battute per capire che sta suonando lui. Così come si riconosce una chitarra di David Gilmour o un riff dei Beatles, il pianoforte di Elton possiede una personalità sonora inconfondibile.
Il glam e la nascita dell’icona
Se la musica ha reso Elton John un grande artista, la sua immagine lo ha trasformato in un’icona.
Gli occhiali stravaganti, i costumi sgargianti, le scarpe impossibili e gli abiti ricoperti di lustrini non sono mai stati semplici eccentricità. Erano parte integrante dello spettacolo e dialogavano perfettamente con l’estetica glam degli anni Settanta.
Elton riuscì però a rendere quello stile profondamente personale. Ogni concerto diventava un evento anche visivo, dimostrando che il rock poteva essere spettacolo senza rinunciare alla qualità musicale. Questa immagine molto eccentrica era unita ad un rapporto quasi fisico col pianoforte, che diventava elemento centrale dello show esattamente come l’artista che lo suonava.
Tutto questo alla lunga cominciò a stancarlo. Nel 1977 egli si prese una lunga pausa dai dischi e dai live, lunga circa due anni. Durante quel periodo, quando si presentava davanti alle telecamere e ai fan, esibiva un look sobrio e dimesso, diversissimo dal glam che lo aveva contraddistinto.
Un successo che ha attraversato i decenni
I numeri parlano da soli. Elton John è uno degli artisti che hanno venduto più dischi nella storia della musica e ha attraversato oltre mezzo secolo di carriera rimanendo sempre riconoscibile.
L’emblema del suo successo rimane Candle in the Wind 1997. Riscritta in memoria della principessa Diana, la canzone divenne un fenomeno mondiale senza precedenti, vendendo decine di milioni di copie e trasformandosi nel singolo fisico più venduto della storia della musica. I proventi furono devoluti in beneficenza, contribuendo a rendere quella pubblicazione qualcosa di molto più grande di un semplice successo commerciale.
Dietro quei numeri, però, c’è soprattutto un artista che ha saputo reinventarsi continuamente senza perdere la propria identità. Certo, come si diceva in apertura, non tutto è bello alla stessa maniera e, specialmente negli anni Ottanta, Elton ha prodotto dischi assolutamente dimenticabili. Ma rimanendo sempre se stesso.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, Elton John continua a essere un punto di riferimento per musicisti e appassionati. Non solo per le canzoni immortali, ma per aver dimostrato che un pianoforte poteva diventare il cuore pulsante del rock e parlare a intere generazioni con una voce assolutamente unica.