Prima di commentare un’opera sarebbe bene guardarla, e la nuova serie su Harry Potter non fa alcuna eccezione.
C’è una cosa che dovremmo fare tutti, prima di avvicinarci alla nuova serie televisiva di Harry Potter: dimenticarci, per quanto possibile, dei film. Non perché i film non siano esistiti, né perché non abbiano avuto un’importanza enorme nell’immaginario di milioni di persone. Semplicemente perché continuare a guardare questa nuova produzione attraverso il filtro inevitabile degli otto film significa condannarla in partenza a un confronto impossibile. E soprattutto significa impedirci di capire che cosa abbia realmente da offrire.
La serie HBO non è chiamata a rifare i film scena per scena. È una nuova adattamento dei romanzi, di carattere televisivo (e non cinematografico) con un nuovo cast, un nuovo linguaggio e, soprattutto, molto più tempo a disposizione per raccontare una storia che i film hanno necessariamente dovuto comprimere (non sempre bene). La prima stagione arriverà a Natale 2026 e porterà sullo schermo una nuova versione della saga.

Hans Zimmer e ik fantasma di John Williams
L’ultima polemica riguarda la musica. Hans Zimmer comporrà la nuova colonna sonora insieme al collettivo Bleeding Fingers Music, e già si è cominciato a dire che, comunque vada, non potrà mai raggiungere le vette di John Williams.
Ma perché dovrebbe farlo?
Williams ha scritto una delle colonne sonore più riconoscibili della storia del cinema. Il tema di Harry Potter è ormai inseparabile dall’immaginario della saga. È ovvio che qualsiasi nuova musica venga percepita attraverso quel confronto. Ma se per un momento ci dimentichiamo dei film, rimane un fatto piuttosto semplice: una nuova serie televisiva di Harry Potter accompagnata dalle musiche di Hans Zimmer non è esattamente una prospettiva musicale da guardare con diffidenza.
Zimmer è un gigante. Punto. E il suo coinvolgimento, insieme a Bleeding Fingers, rappresenta una delle possibilità artistiche più interessanti dell’intera operazione.
Poi potrà piacere o non piacere. Potrà essere una colonna sonora magnifica oppure no. Ma giudicarla prima ancora di averla ascoltata perché “non sarà mai John Williams” significa non aver capito il problema: non deve essere John Williams.

Sì, Piton è nero. E quindi?
Poi c’è la grande questione di Severus Piton. Paapa Essiedu (attore britannico ma con madre ghanese) interpreterà il personaggio e sì: personalmente, è una scelta che mi stona parecchio. Anzi, possiamo proprio dire che è una scelta sbagliata. Non trovo necessario fingere che non esista una questione di coerenza visiva rispetto alla descrizione del personaggio nei libri.
Ma davvero questa deve essere l’intera discussione sul casting?
Perché mentre discutiamo per l’ennesima volta del colore della pelle di un personaggio, rischiamo di ignorare il resto. Il nuovo Harry, Hermione e Ron sono stati scelti dopo un casting gigantesco, che ha coinvolto decine di migliaia di giovani attori. Dominic McLaughlin, Arabella Stanton e Alastair Stout saranno il nuovo trio. E Hagrid? Nick Frost. Silente? John Lithgow. McGranitt? Janet McTeer.
Ci sono attori straordinari e scelte di casting che meritano almeno di essere discusse. Ma no: la conversazione pubblica finisce ancora una volta quasi interamente su Piton.
È un modo piuttosto curioso di affrontare una produzione che dovrebbe durare un decennio.

Il vantaggio che i film non avevano
E poi c’è una questione molto più importante: il tempo.
I film hanno dovuto condensare sette romanzi in otto pellicole. Questo significa tagli, semplificazioni, personaggi ridotti, sottotrame sacrificate e passaggi narrativi che nel trasferimento cinematografico hanno perso parte della loro importanza. Se questa operazione nei film sia riuscita o meno è un tema che nel fandom di Harry Potter tiene banco praticamente da trent’anni ininterrottamente. Io ho espresso la mia opinione in due lunghi articoli 1.
Una serie televisiva però può fare qualcosa che i film non potevano fare: respirare.
Può permettersi di restituire spazio a personaggi secondari, spiegare meglio determinati passaggi, costruire rapporti che sul grande schermo sono stati necessariamente abbreviati e soprattutto recuperare elementi dei romanzi che non erano entrati negli adattamenti cinematografici.
Questa è una delle ragioni principali per cui la nuova serie dovrebbe interessarci. Non perché possa “superare” i film, ma perché può raccontare Harry Potter in un modo diverso.

Basta. Davvero basta con i paragoni
E qui arriviamo al punto. Basta confrontare ogni singola cosa.
Il nuovo Silente contro Richard Harris. Contro Michael Gambon. Il nuovo Piton contro Alan Rickman. Il nuovo Hagrid contro Robbie Coltrane. Le nuove musiche contro John Williams. Il nuovo trio contro Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint.
Basta.
Perché questo meccanismo non produce critica: produce un processo preventivo.
Se ogni elemento viene giudicato soltanto in rapporto a quello che è venuto prima, la nuova opera non avrà mai la possibilità di essere semplicemente se stessa. Qualunque scelta sarà “peggiore” perché non è quella che conosciamo già. Qualunque differenza diventerà automaticamente un difetto.
E allora tanto vale non guardarla.

Al nuovo serve anche una possibilità
Una cosa è sostenere che Harry Potter sia una buona serie prima ancora di averla vista. Non avrebbe senso. Un’altra cosa è concederle il diritto di dimostrare che cosa sia.
Il nuovo ha bisogno di sostenitori? Sì. Ma non di sostenitori ciechi, pronti a difendere qualunque scelta anche davanti a un’opera mediocre sotto ogni punto di vista. Ha bisogno, molto più semplicemente, di spettatori disposti a riconoscere quando esistono delle buone premesse.
E qui le premesse ci sono.
C’è un nuovo trio che, almeno sulla carta, sembra promettente. C’è un cast adulto pieno di interpreti di enorme livello. C’è Nick Frost come Hagrid. C’è John Lithgow come Silente. C’è Hans Zimmer a lavorare sulla musica. C’è una produzione pensata per avere lo spazio necessario a sviluppare i romanzi. E soprattutto c’è la possibilità di vedere finalmente sullo schermo parti della storia che i film hanno dovuto lasciare fuori.
Possiamo discutere tutto. Possiamo criticare tutto. Possiamo anche scoprire che, alla fine, non funziona, e demolirla con tutte le ragioni del caso.
Ma prima bisogna guardarla.
- Ecco il link ai due articoli: Harry Potter: un viaggio nel mito (Parte 1); Harry Potter: un viaggio nel mito (Parte 2)
↩︎