Cinema e Spettacolo

BUEN CAMINO (Gennaro Nuziante – 2025)

Il ritorno di Checco Zalone divide la critica. Ma di fronte a certi incassi, cambia inevitabilmente il percepito delle polemiche.

Buen Camino segna un ritorno importante per Checco Zalone. Dopo Tolo Tolo (2020), film divisivo che aveva mostrato un comico più ambizioso, più scopertamente politico e meno immediato, questo nuovo lavoro sembra voler fare un passo indietro – o forse un passo di lato – per recuperare l’essenza più autentica del personaggio che il pubblico italiano ha imparato ad amare. Buen Camino non ha grandi pretese, non vuole spiegare il mondo né farsi manifesto ideologico: vuole far ridere. E, nel complesso, ci riesce.

La trama

Senza entrare nel terreno degli spoiler, Buen Camino racconta la storia di un ricco figlio di papà, vanitoso, superficiale, eccentrico e fondamentalmente inutile. Un uomo che ha vissuto sempre di rendita, senza mai mettersi realmente in discussione, fino a quando – poco prima del suo cinquantesimo compleanno – si ritrova improvvisamente a fare i conti con la fuga della figlia Cristal. La ragazza decide di intraprendere il Cammino di Santiago, e il padre, più per ego e paura che per autentica maturità, si mette sulle sue tracce. Quel cammino, fisico e simbolico, finirà inevitabilmente per trasformarlo.

La struttura narrativa è lineare, quasi archetipica: viaggio, incontri, ostacoli, cambiamento. Nulla di sorprendente, ma tutto estremamente funzionale al tipo di cinema che Zalone vuole (e sa) fare.

Narrazione e regia

La scelta più intelligente del film è probabilmente l’abbandono della satira politica esplicita. Se in Quo Vado? quella dimensione funzionava alla perfezione, risultando corrosiva e attualissima, in Tolo Tolo appariva invece forzata, a tratti didascalica. In Buen Camino Checco torna a una narrazione più “classica”, quasi da commedia all’italiana contemporanea, fondata sui caratteri, sulle situazioni e sul ritmo.

Molte recensioni hanno criticato una presunta “non appartenenza” di questa comicità al mondo zaloniano. Una lettura che mi convince poco. In realtà, Buen Camino, secondo me, recupera proprio il Checco più riconoscibile: quello demenziale, provocatorio, volutamente sgradevole, che fa ridere proprio perché mette a nudo egoismi, ignoranza e meschinità. Torna persino, seppur in modo misurato, una punta di politically incorrect – la battuta su Gaza è lì a dimostrarlo – che ricorda come Zalone non sia mai stato davvero un comico addomesticato.

È vero: la trama è semplice e l’arco narrativo del protagonista è leggibile fin dalle prime sequenze. Si intuisce chiaramente dove il film andrà a parare. Ma la prevedibilità non diventa mai un problema serio, perché il percorso è solido e sostenuto da una regia efficace.

Il ritorno di Gennaro Nuziante alla regia è un altro punto a favore. Nuziante non è un autore visionario, ma è un ottimo mestierante: sa dare ritmo, sa valorizzare i tempi comici di Zalone e sa costruire un film che scorre senza incepparsi.

Cast

Checco Zalone è, come sempre, il centro assoluto del film. Divertente, istrionico, perfettamente a suo agio in un personaggio che sembra scritto su misura per lui. Non inventa nulla di radicalmente nuovo, ma gioca sul terreno che conosce meglio, con la consueta precisione.

Ottimo il cast di supporto, che regge bene il gioco e accompagna il protagonista senza mai rubargli la scena. Letizia Arnò, nei panni di Cristal, è complessivamente convincente: una prova buona, anche se a tratti acerba, comprensibile per un personaggio che ha il difficile compito di incarnare il contrappunto morale del film. Alcune comparse risultano invece meno incisive, ma si tratta di dettagli che non compromettono il risultato finale.

Un difetto però c’è

Il difetto principale di Buen Camino non è tanto nella trama – semplice ma coerente – né nel finale, abbastanza scontato, quanto nel suo autore e interprete principale. Checco Zalone è arrivato a un punto delicato della sua carriera. La critica si è divisa, e non è un caso: questo è un film che può piacere molto o lasciare indifferenti.

La sensazione è che, dal prossimo progetto, ci si aspetti qualcosa in più. Non necessariamente una rivoluzione, né uno stravolgimento del personaggio, ma l’introduzione di qualche elemento di novità, di una variazione sul tema. Il rischio, altrimenti, è l’assuefazione: la ripetizione di una formula che, per quanto efficace, potrebbe stancare.

Detto questo, va anche riconosciuto un dato incontestabile: Buen Camino è già campione d’incassi. E questo ridimensiona, se non azzera, il peso delle critiche. Zalone continua a parlare a un pubblico vastissimo, e lo fa con un film onesto, divertente, ben costruito.

In definitiva, Buen Camino non è un capolavoro né aspira a esserlo. È un ritorno alle origini, un film che fa ridere senza voler insegnare nulla, e che proprio per questo funziona. Forse non segna un’evoluzione decisiva, ma conferma ancora una volta che Checco Zalone, piaccia o no, resta un caso unico nel panorama del cinema comico italiano contemporaneo.

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